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martedì, settembre 28, 2010

Al via la stagione sportiva del nuovo sodalizio chiesinese “Chiesina 2010”


Al via la stagione sportiva del nuovo sodalizio chiesinese “Chiesina 2010”
La formazione calcistica milita nel campionato Acsi


COMUNICATO STAMPA


Chiesina Uzzanese, lunedì 27 settembre 2010 – Sabato 25 settembre alle ore 14:00 ha debuttato la nuova realtà sportiva chiesinese, il Chiesina 2010. La partita disputata sul campo sussidiario di Chiesina Uzzanese, la prima del campionato Acsi – 4ª categoria, girone B, si è svolta contro la formazione Gar Amatori di Nozzano (Lucca).

L'incontro, che ha segnato il debutto del nuovo sodalizio chiesinese, ha visto la vittoria dei padroni di casa per 2 a 0, grazie a due reti dell'attaccante Luca Puccinelli. Da segnalare il rigore sbagliato nel primo tempo da parte degli avversari del Gar.

La nuova formazione chiesinese, denominata appunto “Chiesina 2010”, è nata da un gruppo di ragazzi del piccolo comune valdinievolino che volevano dare vita a una squadra amatoriale che raccogliesse i tanti atleti del comune che già militavano in tante realtà sportive della zona.

La rosa completa è composta da: Angeli Andrea, Bellandi Gionatan, Bellandi Giuseppe, Biagi Edoardo, Bolognesi Luca, Bonini Angelo, Bonini Gabriele, Boschi Andrea, Calamari Daniele, Cecchini Guido, Diolaiuti Alessio, Donati Mattia, Guerri Tiziano, Lorenzi Federico, Lorenzi Simone, Magrini Andrea, Pieri Alessio, Prisa Fabio, Puccinelli Luca, Toti Nicolò, Veroni Roberto, Veroni Sandro, Vigna Francesco, Vignali Lorenzo, Vranca Lucio, Wagner Matteo.

I dirigenti sono Ghilardi Giacomo - presidente, Donati Marco - allenatore, Guidi Cristian - vice-allenatore, Vetricioni Andrea - preparatore portieri, Vigna Simone e Luchi Luigi – accompagnatori.

giovedì, settembre 16, 2010

Risposta del Partito Democratico di Chiesina al pdl chiesinese sull'area Oasi - Concorde.


Risposta del Partito Democratico di Chiesina al pdl chiesinese sull'area Oasi - Concorde.

È la politica, e non i tecnici, che deve assumersi la responsabilità nel fare le proprie scelte…

Leggendo sui giornali, la risposta del PDL sulla questione “Oasi” registriamo un certo imbarazzo e nervosismo nel rispondere alla nostra domanda. Evidentemente abbiamo colpito nel vivo il PDL. In definitiva, si chiedeva semplicemente:
“Che opinione avete per riqualificare il giardino dell’Oasi?”

A noi pare che, la risposta del PDL sia stata evasiva, certo è vero che i tecnici stanno lavorando al nuovo piano strutturale, ma è anche vero che tecnici lavorano tenendo conto delle scelte e delle decisioni politiche che competano all’amministrazione comunale.

Noi come PD di Chiesina, su questa questione ci siamo espressi con chiarezza nel dire:
“No a cementificare l’Oasi” perchè siamo convinti che questo spazio verde potrebbe rappresentare per tutto il paese e per la gente, ma soprattutto per i più giovani una grande opportunità.

Facciamo presente che in futuro, la sede della biblioteca comunale, potrebbe trasferirsi presso lo stabile di proprietà del comune, dove attualmente risiede la pubblica assistenza che a sua volta si trasferirà, quando saranno ultimati i lavori presso la nuova sede.

In sostanza la sede della biblioteca comunale, potrebbe trasferirsi da Via Vittorio Veneto presso all’attuale sede della Pubblica che per l’appunto confina con il giardino dell’ex Oasi. Questa operazione comporterebbe benefici economici per le casse del comune che attualmente, è costretto a pagare il canone d’affitto per la sede della biblioteca.

Ecco perché riteniamo ragionevole affermare che, la nostra proposta rappresenta una totale potenzialità e convenienza per tutto il paese che dovrebbe essere, a parer nostro, coinvolto in questa scelta.

Ma secondo il PDL, questo modo di ragionare appartiene alla vecchia politica, mentre noi al contrario, siamo orgogliosi di essere portatori di un’idea che riteniamo assolutamente progressista e con il tempo vedremo chi avrà ragione.


PARTITO DEMOCRATICO
CIRCOLO DI CHIESINA UZZANESE

lunedì, settembre 13, 2010

A Chiesina nasce una nuova realtà sportiva, il "Chiesina 2010"

A Chiesina nasce una nuova realtà sportiva, il "Chiesina 2010"


Da qualche settimana nel panorama sportivo del comune di Chiesina Uzzanese è nata una nuova realtà, infatti con l’avvio della stagione calcistica si batterà sui campi della regione la squadra denominata “Chiesina 2010”, team che affronterà il campionato Uisp di quarta categoria amatori.

Sull’argomento ecco un paio di battute del presidente del Chiesina 2010 Giacomo Ghilardi.


- Allora Ghilardi, da cosa nasce l'idea di una nuova squadra chiesinese?

L'idea nasce da un gruppo di ragazzi chiesinesi, molti dei quali militanti in squadre amatoriali dei comuni vicini che hanno deciso di creare questo nuovo sodalizio nel nostro comune.


- Sono davvero tanti i giovani a giocare e a far muovere i primi passi alla società, sono tutti chiesinesi?

Molti si ma non solo, diversi componenti della squadra provengono dai comuni vicini, anche perché fondamentalmente siamo un gruppo di amici che si divertono a giocare a pallone insieme.


- E a che punto siete con la rosa degli atleti e con lo staff tecnico?

La rosa è completa e prevederà 25 giocatori, ben distribuiti su tutti i ruoli. Lo staff tecnico è capeggiato dall'allenatore Marco Donati, che ha all'attivo già diverse esperienze di guida nella categoria. Altro elemento di grande esperienza è Luigi Luchi, dopo qualche anno di pausa torna ad impegnarsi attivamente nel calcio chiesinese. Abbiamo già concluso le trattative per un vice allenatore e un preparatore dei portieri.


- Le partite in casa su quale campo si disputeranno?

Si giocheranno nel campo sussidiario del Bramalegno il sabato pomeriggio alle ore 14:00.


- La preparazione e le prime amichevoli come stanno andando?

La preparazione sta procedendo per il meglio e la squadra si trova già ad un buon livello tecnico, c'è solo da affinare i meccanismi di gioco. Le prime amichevoli si svolgeranno a partire dal prossimo fine settimana, già sabato affronteremo il Massarella sul loro campo.


- C'è uno sponsor principale? E quali sono i soggetti privati coinvolti nella sfida?

Stiamo ancora contattando numerose realtà imprenditoriale della zona, ad oggi non abbiamo ancora definito tutto nei dettaglio ma siamo a buon punto.


- A quando il debutto stagionale? E in quale girone è stata inserita la squadra?

La prima partita di campionato si svolgerà sabato 25 settembre ma siamo ancora in attesa del calendario ufficiale, molto probabilmente saremo inseriti nel girone della Provincia di Lucca.


- Grazie per la disponibilità ed in bocca al lupo al Chiesina 2010!

Crepi il lupo!

domenica, settembre 12, 2010

Sull'area Concorde - Oasi la destra chiesinese dimostra la propria incapacità di amministrare

Sull'area Concorde - Oasi la destra chiesinese dimostra la propria incapacità di amministrare.


Venerdì 10 sulle pagine di locali de Il Tirreno e La Nazione è stato riportato un comunicato del Partito Democratico di Chiesina Uzzanese in cui si chiedeva al pdl chiesinese cosa avesse in mente riguardo al recupero dell'area Concorde e ex-Oasi.

Come tutti avranno potuto leggere (in ogni caso in fondo a queste righe riporto il comunicato del Pd) si trattava di una richiesta pacata e semplice, per niente becera o sgraziata. Fra l'altro su un tema importante, quello dello sviluppo del centro del paese, che interessa tutti i cittadini, indipendentemente da chi hanno votato alle amministrative dello scorso anno.

A questo il pdl (non si sa bene chi dal momento che non mi risulti abbia un segretario comunale...) ha risposto con un delirante articolo in cui con parole cariche d'odio e con poco senso si tira in ballo tutto e tante cose, tipo la ruga e la piazza principale, che non c'entrano nulla con la questione Concorde. Evidente il Pd ha toccato un tasto dolente, non sapendo come rispondere si risponde con parole senza senso. Dimostrando come la destra chiesinese non sia in grado di usare modi e toni degni di un'amministrazione seria.

Ma c'è un'altra cosa che mi pare grave, il partito di maggioranza dice che la questione è in mano ai tecnici, e fino a qui tutto normale. Ma se loro, il pdl, non sanno cosa stanno elaborando i tecnici incaricati, chi gli ha detto su quali basi lavorare? I cittadini hanno eletto un sindaco e un consiglio comunale, non hanno voce in capitolo sul tema?

Chiudendo, mi permetto di osservare che le attività della piazza e della ruga senza la chiusura al traffico lavorerebbero con qualche difficoltà, chiunque capisce che in una strada aperta al traffico è difficile apparecchiarci.

Speriamo bene...


Pubblicato su “Il Tirreno” - cronaca di Montecatini, pag. V. venerdì 10 settembre 2010

CHIESINA UZZANESE. Riqualificare senza aggiungere altro cemento nel centro del paese: è quanto chiede, con un documento sottoscritto all’unanimità, il Circolo del Partito Democratico di Chiesina, che interviene a difesa dell’area ex Oasi. «Il circolo non è contrario nel cercare di riqualificare con intelligenza e senza aggiungere ulteriore cemento il vecchio patrimonio edilizio del nostro territorio».
Nella nota di cita quale esempio da recuperare anche l’area ex Concorde «ormai in disuso».
«Siamo però contrari - continua il Pd - a un’eventuale cementificazione del giardino dell’ex gelateria Oasi. Nel nostro programma c’era l’intenzione di valorizzare, sul piano sociale, questo bellissimo polmone verde nel cuore del paese, magari coinvolgendo i cittadini sul come utilizzarlo al meglio. Ricordiamo che un tempo la gelateria Oasi, e ancor prima, fino ai primissimi anni ’ 70, quando nel periodo estivo esisteva la discoteca “Il Verdi”, tale luogo rappresentava un punto d’incontro e di svago per sfuggire alla calura dell’estate. Certo, siamo consapevoli che il nuovo piano strutturale è ancora in fase di studio e, contemporaneamente, non vogliamo dare ascolto alle tante voci che circolano, e che sostengono che almeno una parte consistente del giardino sarà urbanizzata. Per questo vogliamo conoscere l’opinione dell’amministrazione. Da parte nostra ribadiamo l’assoluta contrarietà a qualsiasi ipotesi di cementificazione dell’ex Oasi. Se accadesse democraticamente ci opporremo per contrastare questo progetto».

sabato, settembre 04, 2010

Qualche considerazione sulle ultime questioni che riguardano il PD...

Qualche considerazione sulle ultime questioni che riguardano il PD...

In questa calda estate, assistendo alla fine del berlusconismo, fine drammatica per i carissimi risvolti che sta avendo nel e sul paese, il Pd deve riaffermare ora il suo ruolo di guida dell'opposizione e una candidatura autorevole per la guida del Governo domani.

In tutto questo la proposta di Bersani di lavorare per ricreare una, necessaria, alleanza per presentare una valida alternativa alla destra mi pareva un'ottima cosa.


Su questo voglio però fare alcune valutazioni brevi e schematiche:

- prima di tutto, partendo dalle proposte programmatiche del Pd, c'è da capire chi è disposto a sostenerle ed a condividerle (documenti approvati dall'ultima assemblea nazionale),

- stabilire delle priorità, fra cui devono esserci il rilancio dell'occupazione e maggiori investimenti nella formazione, istruzione e ricerca,

- con quali forze fare tutto questo? Beh, direi che i primi punti detti prima farebbero già una bella scrematura. Di sicuro però direi no Fini (lui va bene per una convergenza per una nuova legge elettorale, nulla di più). Sull'Udc ho i miei dubbi, così come sulla Fds, entrambi molto lontani su tanti punti. Mettiamoci a un tavolino e parliamone.

- sul leader, se ci saranno le primarie di coalizione, il Pd candiderà il proprio segretario, così riporta lo statuto. Certo le regole in politica non sono tutto, però ignorarle a piacimento non lo accetto.


Sulla leadership s'aprirebbe una lunga discussione, provo a esaurirla così.

Se Vendola si vuol candidare ne ha pienamente il diritto, solo mi permetto di osservare che qualche mese fa a chiesto ai pugliesi un mandato di altri cinque anni, mi parrebbe poco credibile abbandonarli perché sta passando un treno migliore.

Chiamparino e altri, le regole del Pd le conoscevano, volevano correre per la segreteria e quindi per la guida della coalizione? Si candidavano al congresso e si stava a vedere. Troppo comodo svegliarsi ora. Magari perché fra qualche mese non si saprà più che fare.

Su altri giovani pretendenti, penso che sarebbe bene comunicare per amministrare, e non amministrare per comunicare. Anche perché, alla lunga, i cittadini premiano gli amministratori bravi e capaci. I comunicatori alla lunga stancano.

E non mi va di aggiungere altro. Certo, di cose da dirne ce ne sarebbe tante. Ma stare a disquisire su quanto pesi un mix di disponibilità di budget, sfruttamento delle correnti e minoranze, legami e fedeltà ai leader nazionali e aggancio alle vecchie coalizioni che ora si spregiano, mi parrebbe una perdita di tempo. Le cose serie sono altre.

venerdì, settembre 03, 2010

28 anni fa l'uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa.


28 anni fa l'uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Il 3 settembre del 1982 nella notte palermitana il Generale dei Carabiniere Carlo Alberto Dalla Chiesa venne ucciso, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta (l'unica misura prevista a tutela delle loro vive) Domenico Russo.

Lo spunto per queste poche righe mi è stato dato dalla puntata de "La storia siamo noi" andata in onda ieri sera, ovviamente in tarda serata, su Rai 2.

La cosa impressionante della vicenda della morte di Dalla Chiesa è rappresentata dalla solitudine dell'uomo di stato, abbandonato dal Governo a Palermo. Mandato a fare una guerra contro la mafia senza uomini e mezzi.

Solitudine del Generale che si trova tutta nella forte e, forse, disperata intervista rilasciata a Giorgio Bocca il agosto 1982, pochi giorni prima del suo assassinio. In questa sua solitudine, pare di rileggere le storie di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, e tanti altri veri uomini di Stato lasciati soli e destinati a cadere sotto i colpi della mafia.

Di seguito riporto l'intervista integrale di Giorgio Bocca. Buona lettura... Riflettete.


"Come combatto contro la mafia "
di Giorgio Bocca, da La Repubblica del 10 agosto 1982


"E' una delinquenza cauta ,che ti misura che ti ascolta…"

PALERMO - La Mafia non fa vacanza, macina ogni giorno i suoi delitti; tre morti ammazzati giovedì 5 fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, altri tre venerdì, un morto e un sequestrato sabato, ancora un omicidio domenica notte, sempre lì, alle porte di Palermo, mondo arcaico e feroce che ignora la Sicilia degli svaghi, del turismo internazionale, del "wind surf" nel mare azzurro di Mondello. Ma è soprattutto il modo che offende, il "segno" che esso dà al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e allo Stato: i killer girano su potenti motociclette, sparano nel centro degli abitati, uccidono come gli pare, a distanza di dieci minuti da un delitto all'altro.

Dalla Chiesa è nero: "Da oggi la zona sarà presidiata, manu militari. Non spero certo di catturare gli assassini ad un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l'arroganza mafiosa deve cessare".

Che arroganza generale?
"A un giornalista devo dirlo? uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo".

Questo Dalla Chiesa in doppio petto blu prefettizio vive con un certo disagio la sua trasformazione: dai bunker catafratti di Via Moscova, in Milano, guardati da carabinieri in armi, a questa villa Wittaker, un po' lasciata andare, un po' leziosa, fra alberi profumati, poliziotti assonnati, un vecchio segretario che arriva con le tazzine del caffè e sorride come a dire: ne ho visti io di prefetti che dovevano sconfiggere la Mafia.

Generale, vorrei farle una domanda pesante. Lei è qui per amore o per forza? Questa quasi impossibile scommessa contro la Mafia è sua o di qualcuno altro che vorrebbe bruciarla? Lei cosa è veramente, un proconsole o un prefetto nei guai?
"Beh, sono di certo nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell'interesse dello Stato".

Credevo che il governo si fosse impegnato, se ricordo bene il Consiglio dei Ministri del 2 aprile scorso ha deciso che lei deve "coordinare sia sul piano nazionale che su quello locale" la lotta alla Mafia.
"Non mi risulta che questi impegni siano stati ancora codificati".

Vediamo un po' generale, lei forse vuol dirmi che stando alla legge il potere di un prefetto è identico a quello di un altro prefetto ed è la stessa cosa di quello di un questore. Ma è implicito che lei sia il sovrintendente, il coordinatore.
"Preferirei l'esplicito".

Se non ottiene l'investitura formale che farà? Rinuncerà alla missione?
"Vedremo a settembre. Sono venuto qui per dirigere la lotta alla Mafia, non per discutere di competenze e di precedenze. Ma non mi faccia dire di più".

No, parliamone, queste faccende all'italiana vanno chiarite. Lei cosa chiede? Una sorta di dittatura antimafia? I poteri speciali del prefetto Mori?
"Non chiedo leggi speciali, chiedo chiarezza. Mio padre al tempo di Mori comandava i carabinieri di Agrigento. Mori poteva servirsi di lui ad Agrigento e di altri a Trapani a Enna o anche Messina, dove occorresse. Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d'Italia non farebbe che perdere tempo".

Lei cosa chiede? L'autonomia e l'ubiquità di cui ha potuto disporre nella lotta al terrorismo?
"Ho idee chiare, ma capirà che non è il caso di parlarne in pubblico. Le dico solo che le ho già, e da tempo, convenientemente illustrate nella sede competente. Spero che si concretizzino al più presto. Altrimenti non si potranno attendere sviluppi positivi".

Ritorna con la Mafia il modulo antiterrorista? Nuclei fidati, coordinati in tutte le città calde?
Il generale fa un gesto con la mano, come a dire, non insista, disciplina giovinetto: questo singolare personaggio scaltro e ingenuo, maestro di diplomazie italiane ma con squarci di candori risorgimentali. Difficile da capire.

Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il '66 e il '73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de "Il giorno della civetta". Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
"Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l'istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: " Brave persone". Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi".

E oggi ?
"Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. E' finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?"

Scusi la curiosità, generale. Ma quel Ferlito mafioso, ucciso nell'agguato sull'autostrada, si quando ammazzarono anche i carabinieri di scorta, non era il cugino dell'assessore ai lavori pubblici di Catania?
"Si ".

E come andiamo generale, con i piani regolatori delle grandi città? E' vero che sono sempre nel cassetto dell'assessore al territorio e all'ambiente?
"Così mi viene denunziato dai sindaci costretti da anni a tollerare l'abusivismo".

IL CASO MATTARELLA

Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?
"E' accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l'impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del "palazzo". Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato".

Mi spieghi meglio.
"Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell'amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l'esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco".

Lei dice che fra filosofia mafiosa e filosofia brigatista esistono affinità elettive?
"Direi di si. Costa diventa troppo pericoloso quando decide, contro la maggioranza della procura, di rinviare a giudizio gli Inzerillo e gli Spatola. Ma è isolato, dunque può essere ucciso, cancellato come un corpo estraneo. Così è stato per Coco: magistratura, opinione pubblica e anche voi garantisti eravate favorevoli al cambio fra Sossi e quelli della XXII ottobre. Coco disse no. E fu ammazzato".

Generale, mi sbaglio o lei ha una idea piuttosto estesa dei mandanti morali e dei complici indiretti? No, non si arrabbi, mi dica piuttosto perché fu ucciso il comunista Pio La Torre.
"Per tutta la sua vita. Ma, decisiva, per la sua ultima proposta di legge, di mettere accanto alla "associazione a delinquere" la associazione mafiosa".

Non sono la stessa cosa? Come si può perseguire una associazione mafiosa se non si hanno le prove che sia anche a delinquere?
"E' materia da definire. Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l'associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali".

Come si vede lei generale Dalla Chiesa di fronte al padrino del "Giorno della civetta"?
"Stiamo studiandoci, muovendo le prime pedine. La Mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco".

"ERA MEGLIO L'ANTITERRORISMO"

Mi faccia un esempio.
"Certi inviti. Un amico con cui hai avuto un rapporto di affari, di ufficio, ti dice, come per combinazione: perché non andiamo a prendere il caffè dai tali. Il nome è illustre. Se io non so che in quella casa l'eroina corre a fiumi ci vado e servo da copertura. Ma se io ci vado sapendo, è il segno che potrei avallare con la sola presenza quanto accade".

Che mondo complicato. Forse era meglio l'antiterrorismo.
"In un certo senso si, allora avevo dietro di me l'opinione pubblica, l'attenzione dell' Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni la Mafia uccide i malavitosi, l'Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia".

Perché sbaglia, generale?
"La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fato grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa "accumulazione primitiva" del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti a la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere".

E deposita nelle banche coperte dal segreto bancario, no, generale?
"Il segreto bancario. La questione vera non è lì. Se ne parla da due anni e ormai i mafiosi hanno preso le loro precauzioni. E poi che segreto di Pulcinella è? Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o a Bagheria o volta per volta, ma in modo globale".

Generale Dalla Chiesa, da dove nascono le sue grandissime ambizioni?
Mi guarda incuriosito.

Voglio dire, generale: questa lotta alla Mafia l'hanno persa tutti, da secoli, i Borboni come i Savoia, la dittatura fascista come le democrazie pre e post fasciste, Garibaldi e Petrosino, il prefetto Mori e il bandito Giuliano, l'ala socialista dell'Evis indipendente e la sinistra sindacale dei Rizzotto e dei Carnevale, la Commissione parlamentare di inchiesta e Danilo Dolci. Ma lei Carlo Alberto Dalla Chiesa si mette il doppio petto blu prefettizio e ci vuole riprovare.
"Ma si, e con un certo ottimismo, sempre che venga al più presto definito il carattere della specifica investitura con la quale mi hanno fatto partire. Io, badi, non dico di vincere, di debellare, ma di contenere. Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti.
Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".

Si va a pranzo in un ristorante della Marina con la signora Dalla Chiesa, oggetto misterioso della Palermo del potere. Milanese, giovane, bella.
Mah! In apparenza non ci sono guardie, precauzioni. Il generale assicura che non c'erano neppure negli anni dell'antiterrorismo. Dice che è stata la fortuna a salvarlo le tre o quattro volte che cercarono di trasferirlo a un mondo migliore.

"Doveva uccidermi Piancone la sera che andai al convegno dei Lyons.
Ma ci andai in borghese e mi vide troppo tardi. Peci, quando lo arrestai, aveva in tasca l'elenco completo di quelli che avevano firmato il necrologio per la mia prima moglie. Di tutti sapevano indirizzo, abitudini, orari. Nel caso mi fossi rifugiato da uno di loro, per precauzione. Ma io precauzioni non ne prendo. Non le ho prese neppure nei giorni in cui su "Rosso" appariva la mia faccia al centro del bersaglio da tirassegno, con il punteggio dieci, il massimo. Se non è istigazione ad uccidere questa?"

Generale, sinceramente, ma a lei i garantisti piacciono?
Dagli altri tavoli ci osservano in tralice. Quando usciamo qualcuno accenna un inchino e mormora: "Eccellenza".